BIANCHISENTIERI#3

ideazione Tuccio Guicciardini, Patrizia de Bari
coreografia Patrizia de Bari
composizioni originali Sabino de Bari
interpreti Lucia della Guardia, Germana Raimondo, Alessia Abiuso
costume Rosaria Minneci
elaborazioni sonore Daniele Borri
coproduzione Giardino Chiuso, ResExtensa, Fondazione Fabbrica Europa
con il sostegno di MiC_Ministero della Cultura, Regione Toscana
con il patrocinio di Associazione Beni Italiani Patrimonio Mondiale

“Sono una traghettatrice impalpabile, sfuggente, come un animale, un animale raro e diffidente. Trascino con me pagine e pagine di scrittura: parole, segni, speranze, sapere, sogni, visioni, appelli, e pagine, pagine, qualcuna bianca, ancora pura da essere solcata da un tratto che illumini, che innamori e ravvivi le menti o alimenti i ricordi.
Il mio destino, il mio percorso… le mie tracce… al mio passaggio prendono forma come nei sogni, assumono una fisionomia concreta, reale, più reale dei sogni.
Il mio carico è prezioso, delicato, faticoso.
Questo trascino, questo destino che mi condanna a fuggire da luoghi persi immediatamente dalla mia memoria, pronta per accogliere fugacemente altre facce, altri visi, altre espressioni, altri paesaggi. Felice, delusa, ridente o piangente, non importa, il mio destino è scritto, nelle (mie) pagine compagne di questo viaggio. Scappo, per sempre, dai luoghi, dal tempo, lasciando tracce dietro di me al mio passaggio.”

Bianchisentieri#3 è la terza tappa del progetto che prevede la collaborazione con varie realtà professionali individuate sul territorio nazionale, volto alla diffusione e promozione di nuovi processi creativi. Il lavoro, fortemente saldato alla matrice della performance Bianchisentieri viene rielaborato in siti non convenzionali coinvolgendo nuovi interpreti attraverso periodi di residenza dedicati, ed è rivolto soprattutto a giovani artisti, per attivare un percorso di trasmissione e condivisione che rigeneri e consolidi i progetti culturali nei vari territori che sono lambiti dalla performance. Una politica mirata allo scambio culturale che possa alimentare, in questo momento così difficile, le pratiche artistiche.

Bianchisentieri indaga, con suggestioni visive e sonore, i temi della conservazione e della trasmissione della memoria del nostro patrimonio culturale. La trasposizione in un’immagine evocativa darà vita ad un “animale” raro, forse già scomparso, che trascina un abito costruito con pagine di libri oramai dismessi, pronti per il macero, come simbolo della memoria del passato e depositari del sapere. Le tracce lasciate dal suo passaggio prenderanno forma, come nei sogni, assumendo una fisionomia concreta; rinasceranno desideri, curiosità e voglia di conoscenza. Bianchi come i fogli e Sentieri come i solchi della scrittura, fonte primaria della trasmissione e del sapere.
L’abito rimanda ad immagini e suoni archetipici: scheletro/armatura/ossatura e mare/vento, in una commistione di elementi naturali come l’acqua, l’aria e la terra.
La performance muta a seconda dei luoghi da cui trae ispirazione e che suggeriscono, di volta in volta, nuove partiture coreografiche, sonore e video ed è stata allestita all’interno di biblioteche, musei, teatri, spazi urbani e altri luoghi; l’artista Andrea Montagnani crea, a seconda degli allestimenti, la parte video.
Bianchisentieri è stato rappresentato per la prima volta nelle foreste secolari del Cansiglio e Somadida con il sostegno del Corpo Forestale dello Stato/Riserva Biogenetica del Cansiglio partecipando a Insilva, un progetto per la valorizzazione delle risorse ambientali, collaborazione che continua tutt’oggi. Nel 2016 inaugura il nuovo Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci di Prato in occasione della mostra “La fine del mondo” e nel 2020 diviene motivo ispiratore per la nuova edizione del festival Orizzonti Verticali_arti sceniche in cantiere (San Gimignano), con il progetto Sentieri di carta, dal titolo di una pubblicazione dello scrittore Sebastiano Vassalli con il quale la compagnia ha collaborato a più riprese negli anni e gentilmente concesso per l’occasione dalla casa editrice Pulcinoelefante. Nel 2021 Bianchisentieri riceve il riconoscimento dell’Associazione Beni Italiani Patrimonio Mondiale.

Bianchisentieri non è solo uno spettacolo, ma, grazie alla sua natura altamente adattabile e comunicativa, si presta a percorsi laboratoriali di diverso tipo. Attraverso azioni trasversali, infatti, è possibile svolgere attività di coinvolgimento a vari livelli, che possano rigenerare il senso di comunità e veicolare allo stesso tempo il valore dell’azione culturale.

ENTANGLEMENT

creazione e interpretazione Lorenzo di Rocco e Jennifer Lavinia Rosati
musiche Zack Hemsey
produzione Giardino Chiuso/Orizzonti Verticali, Fondazione Fabbrica Europa/PARC Performing Arts Research Centre
nell’ambito del progetto di residenza Orizzonti Verticali_cantiere danza
con il sostegno alla produzione di Twain_Centro di Produzione Danza, PERIFERIE ARTISTICHE_Centro di Residenza del Lazio
con il contributo di MiC_Ministero della Cultura, Regione Toscana

Vincitore del Premio Twain_direzioniAltre

L’idea del lavoro è ispirata al concetto di entanglement, quel misterioso fenomeno della meccanica quantistica definito da Einstein come un’azione a distanza. Affascinati ed incuriositi dal gioco delle particelle che, grazie ad un indefinito legame comunicativo, reagiscono in egual modo seppur distanti tra loro, abbiamo iniziato la ricerca del nostro progetto: un intreccio di essenze e corpi legati da una forza tanto profonda quanto potente, che trascende tempo e spazio, annullando il principio di località.
Attratti dall’analogo rapporto tra microcosmo e macrocosmo, intesi come atomo e uomo, come uno la riproduzione in scala dell’altro, ci siamo avvicinati all’idea che i fenomeni che hanno luogo in un mondo infinitamente piccolo come quello delle particelle possano trasporsi nella nostra realtà. Tra i vari fenomeni di cui siamo venuti a conoscenza, siamo rimasti particolarmente colpiti dall’entanglement quantistico, fenomeno in cui due particelle microscopiche, inizialmente interagenti, possono risultare legate tra loro anche poste a grande distanza l’una dall’altra, come se fossero legate da un intreccio invisibile. Da qui nasce una riflessione che proietta l’entanglement sulle relazioni che si instaurano tra gli esseri umani. Le persone creano costantemente relazioni che influenzano lo status quo emotivo degli uni e degli altri, a prescindere dal modo in cui esse comunichino. Ecco allora l’idea di offrirci come “cavie” del nostro esperimento coreografico: creando un incessante contatto che ci permettesse dapprima di trasferire quante più informazioni lavorando come un unico corpo e poi di continuare a condividerle a distanza, danzando come due particelle nello spazio scenico. Indagando su quello che potrebbe essere a livello quotidiano la forma più emblematica di contatto umano, abbiamo deciso di utilizzare “l’abbraccio” come gesto ricorrente della struttura coreografica, un flusso di energia puro e semplice in grado di connetterci a livello più profondo con il prossimo.

Clicca sul link per vedere il trailer di Entanglement_Studio2

INVERNO

coreografia Patrizia de Bari
musica originale per violoncello Julia Kent
danza Françoise Parlanti
drammaturgia Tuccio Guicciardini
elementi scenici e live visuals Andrea Montagnani
luci Mario Mambro
assistente alla produzione Jenifer Zuggò
foto di scena Francesca Di Giuseppe, Francesco Spagnuolo
coproduzione Giardino Chiuso/Orizzonti Verticali/Fondazione Fabbrica Europa

Inverno si addentra nelle tematiche e nelle suggestioni legate a questa stagione della natura mettendole in relazione alla stagione del ciclo della vita. Lo spettacolo si sviluppa tra questi due piani, in un dialogo continuo tra il reale e il simbolico.
La pièce è parte di un lavoro in progress sulle stagioni, che scandiscono la nostra quotidianità con ritmi temporali certi e in qualche modo rassicuranti, ma ineluttabili. Questo scorrere del tempo ci suggerisce una riflessione sul suo avanzamento inarrestabile, stimolando la ricerca di come il linguaggio scenico possa restituirne la sua percezione, il suo defluire inesorabile e, in una visione più ampia, trovare un senso alla ciclicità.
Il percorso narrativo dello spettacolo si focalizza sull’attesa, sulla stasi forzata, dove la materia del freddo si insinua impalpabile, alla ricerca di una risposta, di un futuro, di un altrove. In inverno sembra che il paesaggio si fermi mentre tutt’intorno il tempo continua, incessante, il suo defluire. La metafora tra l’esistenza umana e l’inverno di un nostro tempo, sia esso la fine ineluttabile del ciclo vitale o il momento di passaggio ad una condizione altra, genera contrapposizioni tra la visione gelida, arida e desolata e un’atmosfera di riposo e intimità, che ci proietta in un destino comune di immobilità, in luoghi nebbiosi dell’anima.
Un unico elemento scenico come contenitore della memoria, del ricordo, delle esperienze vissute, crea un dialogo indissolubile con l’interprete; un bagaglio importante, ingombrante, pesante, dal quale non riesce a liberarsi, ma che forse custodisce le risposte ricercate. Le immagini video, che si susseguono incessantemente, riflettono uno stato d’animo complicato, sospeso tra il ricordo e la rassegnazione, tra la paura e la speranza, passando da ambientazioni vorticose ad altre di estrema essenzialità. Le composizioni di Julia Kent nascono durante il processo creativo e si inseriscono nella drammaturgia dando voce, con la loro struttura ciclica, al trascorrere di un tempo che ritorna, con sonorità ora lievi e sospese, ora estreme e ridondanti. Il lavoro si basa su una rigorosa partitura in cui ogni linguaggio concorre a creare immagini evocative, disegnando uno spazio scenico dai colori invernali in continua trasformazione.
Nel 2018 si concretizza la collaborazione con il pittore Pino Chiezzi che avvia uno studio pittorico ispirato alle geometrie gestuali della coreografia; ne nasce la mostra Danzaconforme, a cura di Roberto Mastroianni e presentata alla Galleria Liconi Arte (TO), dal titolo “Melissa d’Inverno”.

Clicca sul link per vedere il trailer di Inverno

ERGO SUM – DESCARTES DIPTYCH

coreografia Daniele Ninarello, Marco Chenevier
interpreti 8 danzatori della Compagnia EgriBiancoDanza
produzione Fondazione Egri per la danza, Giardino Chiuso
con il sostegno di MiC, Regione Piemonte, Fondazione CRT, TAP – Torino Arti Performative in collaborazione con Fondazione Teatro Ragazzi e Giovani – Torino

Ergo Sum è l’ultima tappa dell’omonimo progetto, a cura di Raphael Bianco, che la Compagnia EgriBiancoDanza ha dedicato alle intuizioni e visioni di grandi pensatori della nostra civiltà: Montaigne, Leonardo e Einstein.
Quest’ultimo tassello si ispira alle teorie di Descartes sull’esistenza ed è affidato a due interessanti  coreografi di chiara fama nel panorama della danza contemporanea: Daniele Ninarello e Marco Chenevier.
In particolare, per il 2022, la compagnia Giardino Chiuso coprodurrà con la Fondazione Egri per la Danza il lavoro del coreografo emergente Marco Chenevier.

Marco Chenevier è stato per sette anni assistente di Isaac Alvarez presso il Théâtre du Moulinage a Lussas (Francia). È danzatore in diverse compagnie tra Italia e Francia: Romeo Castellucci e Cindy Van Acker, Cie CFB451 in seno al CCN di Roubaix – Carolyn Carlson, Cie Lolita Espin Anadon, Les Eclats e altre ancora. Da subito interessato alla composizione coreografica, sviluppa un percorso di ricerca a cavallo tra i generi, esplorando i confini tra i linguaggi della danza e del teatro. Già coreografo per EgriBiancoDanza per la produzione Le labbra di Prometeo (2017).

INVERNO

coreografia Patrizia de Bari
musica originale per violoncello Julia Kent
danza Françoise Parlanti
drammaturgia Tuccio Guicciardini
elementi scenici e live visuals Andrea Montagnani
luci Mario Mambro
assistente alla produzione Jenifer Zuggò
foto di scena Francesca Di Giuseppe, Francesco Spagnuolo
coproduzione Giardino Chiuso/Orizzonti Verticali/Fondazione Fabbrica Europa

Inverno si addentra nelle tematiche e nelle suggestioni legate a questa stagione della natura mettendole in relazione alla stagione del ciclo della vita. Lo spettacolo si sviluppa tra questi due piani, in un dialogo continuo tra il reale e il simbolico.
La pièce è parte di un lavoro in progress sulle stagioni, che scandiscono la nostra quotidianità con ritmi temporali certi e in qualche modo rassicuranti, ma ineluttabili. Questo scorrere del tempo ci suggerisce una riflessione sul suo avanzamento inarrestabile, stimolando la ricerca di come il linguaggio scenico possa restituirne la sua percezione, il suo defluire inesorabile e, in una visione più ampia, trovare un senso alla ciclicità.
Il percorso narrativo dello spettacolo si focalizza sull’attesa, sulla stasi forzata, dove la materia del freddo si insinua impalpabile, alla ricerca di una risposta, di un futuro, di un altrove. In inverno sembra che il paesaggio si fermi mentre tutt’intorno il tempo continua, incessante, il suo defluire. La metafora tra l’esistenza umana e l’inverno di un nostro tempo, sia esso la fine ineluttabile del ciclo vitale o il momento di passaggio ad una condizione altra, genera contrapposizioni tra la visione gelida, arida e desolata e un’atmosfera di riposo e intimità, che ci proietta in un destino comune di immobilità, in luoghi nebbiosi dell’anima.
Un unico elemento scenico come contenitore della memoria, del ricordo, delle esperienze vissute, crea un dialogo indissolubile con l’interprete; un bagaglio importante, ingombrante, pesante, dal quale non riesce a liberarsi, ma che forse custodisce le risposte ricercate. Le immagini video, che si susseguono incessantemente, riflettono uno stato d’animo complicato, sospeso tra il ricordo e la rassegnazione, tra la paura e la speranza, passando da ambientazioni vorticose ad altre di estrema essenzialità. Le composizioni di Julia Kent nascono durante il processo creativo e si inseriscono nella drammaturgia dando voce, con la loro struttura ciclica, al trascorrere di un tempo che ritorna, con sonorità ora lievi e sospese, ora estreme e ridondanti. Il lavoro si basa su una rigorosa partitura in cui ogni linguaggio concorre a creare immagini evocative, disegnando uno spazio scenico dai colori invernali in continua trasformazione.
Nel 2018 si concretizza la collaborazione con il pittore Pino Chiezzi che avvia uno studio pittorico ispirato alle geometrie gestuali della coreografia; ne nasce la mostra Danzaconforme, a cura di Roberto Mastroianni e presentata alla Galleria Liconi Arte (TO), dal titolo “Melissa d’Inverno”.

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