L’Imputato non è colpevole
L’imputato non è colpevole
Liberamente ispirato agli Atti del processo “Talaat Pascià”
Nuovo allestimento 2025 – Prima Nazionale
messa in scena Tuccio Guicciardini, Patrizia de Bari
riduzione teatrale Tuccio Guicciardini
interpreti Michele Andrei, Matteo Nigi
voci off Igor Horvat, Alessio Martinoli
costumi Marilù Sasso
consulenza storico documentaristica Fulvio Cortese
consulenza per la lingua armena Elen Adamyan
foto di scena Francesca Di Giuseppe, Sofia Giuntini
produzione Compagnia Giardino Chiuso, Fondazione Fabbrica Europa
con il contributo di MiC Ministero della cultura, Regione Toscana, Comune di San Gimignano_Assessorato
alla Cultura
con il patrocinio di Ambasciata della Repubblica di Armenia in Italia e Unione degli Armeni d’Italia
Il 15 marzo 1921 un turco corpulento cammina per le strade di Berlino. Uno studente armeno, Soghomon
Tehlirian, lo raggiunge e lo colpisce mortalmente con una pallottola. La vittima era Talaat Pascià, già
Ministro degli Interni e uomo forte del governo dei “Giovani Turchi”, rifugiatosi in Germania dopo la sconfitta
dell’impero ottomano nel primo conflitto mondiale e ritenuto il principale responsabile del genocidio armeno.
Qualche mese dopo, il 2 e 3 giugno 1921, dinanzi alla Corte d’Assise del Tribunale di Berlino, viene
celebrato il processo a carico di Tehlirian: dopo un intenso e drammatico dibattimento lo studente armeno
viene assolto. Ripercorrere oggi gli atti di quel clamoroso processo, cercando di capire perché un omicida
venne assolto e la sua vittima moralmente condannata, consente di cogliere, accanto alle motivazioni
politiche da cui scaturì quella sentenza, una serie di inconfutabili dati storici che rendono tuttora attuale e
non archiviabile la questione armena. Nella riduzione degli atti processuali, la compagnia mette a fuoco
l’intenso interrogatorio di Tehlirian, dove emergono gli orrendi racconti dei massacri perpetuati dai turchi
verso la popolazione armena e la continua e inesauribile sofferenza del giovane studente, che lo porterà ad
una soluzione drammatica ma “necessaria”. Uno spettacolo che dà voce alla storia e alla natura, molte volte
inconcepibile, dell’uomo.
L’ambientazione scenica è scarna, essenziale. I due protagonisti, l’imputato e il Presidente, sono
volutamente astratti, fuori da ogni contesto temporale, per sottolineare l’universalità e la ripetitività delle
storture e delle aberrazioni umane. Le parole prendono corpo e si concretizzano, nude, come testimonianza
scolpita nella pietra. La linea drammaturgica porta ad un quesito fondamentale per le nostre coscienze:
quale giustizia è giusta? Quella dei codici, delle norme e delle leggi scritte o quella di un’umanità
“universale”, una giustizia intima, che nasce dall’anima. La ricerca di ristabilire quanto meno un’idea
plausibile di giustizia, affinché la storia non diventi una farsa totale.
Nella ricorrenza del centenario dell’avvenimento, la compagnia Giardino Chiuso vince il bando promosso
dalla Fondazione Toscana Spettacolo e Regione Toscana “Così vicini, così remoti. Nuovo idee per un teatro
a distanza” e produce la digitalizzazione dello spettacolo in Realtà Virtuale sulla piattaforma Oculus fruibile
con i nuovi visori VR. Scheda
Rassegna stampa Francesca Joppolo | Wall Street International Magazine



