Sokubaku

di e con Lorenzo Di Rocco e Henry Tanzini
produzione Giardino Chiuso, The Gate Florence Dance Urban School
con il contributo di Regione Toscana

progetto vincitore del Premio Respiri Festival 2025
selezionato per il Premio Prospettiva Danza Teatro 2025


Sokubaku (束縛), termine giapponese che significa “vincolo” o “costrizione”, esplora le complesse dinamiche di dipendenza affettiva, spostando l’attenzione dalla narrazione unidimensionale di forza e debolezza verso una relazione di reciproca necessità e fragilità.
In un contesto relazionale, 束縛 (Sokubaku) intende una costrizione emotiva o un controllo in cui una persona si sente limitata o intrappolata dalla relazione stessa. È spesso utilizzato per descrivere dinamiche di controllo malsane, dove un soggetto cerca di limitare la libertà dell’altro, creando una sorta di dipendenza psicologica.
Il duo si muove attraverso un paesaggio coreografico che alterna tensione e resa, forza e fragilità, svelando come chi si percepisce forte possa, in realtà, dipendere profondamente dalla debolezza di chi si sottomette. La scena è popolata da fili invisibili che legano i due interpreti in una danza di attrazione e repulsione, vicinanza e distanza, forza e vulnerabilità.
Nel dialogo corporeo, i corpi diventano simboli di un rapporto dualistico: chi si sente schiavo della dipendenza e chi si nutre della subordinazione altrui. Ma chi detiene davvero il controllo? E chi è davvero prigioniero? Sokubaku invita il pubblico a riflettere sul concetto di forza come dipendenza camuffata e sul ruolo della vulnerabilità come potenziale catalizzatore di potere. Un’esperienza immersiva che non cerca di giudicare o condannare, ma di svelare la natura circolare e interdipendente delle relazioni umane.

Biancaneve_site specific

da “Biancaneve” dei Fratelli Grimm

 

interpretata da Carla Tatò

adattamento e mise en espace Tuccio Guicciardini

movimenti Patrizia de Bari

con Laudomia Delli Guicciardini

video Andrea Montagnani

produzione compagnia Giardino Chiuso

con il sostegno di Regione Toscana, Comune di San Gimignano_Assessorato alla Cultura

 

La compagnia Giardino Chiuso propone un allestimento site specific della famosa fiaba “Biancaneve”, tratto dalla raccolta Le fiabe del focolare dei F.lli Grimm, dopo l’ormai storico Cappuccetto Rosso in tournée in molti teatri nazionali, cercando di mantenerne intatta la morale e il percorso narrativo. Il testo, nella sua prima versione del 1812, ha subito nel tempo molte modifiche, ed è stato edulcorato e reso più attuale. La fiaba originale tratta invece argomenti inquietanti con risvolti psicologici legati al conflitto madre-figlia e al passaggio dall’infanzia all’adolescenza. Nella prima versione, rispetto a quella più nota poi tramandata fino ai giorni nostri del 1857, la matrigna antagonista di Biancaneve è addirittura la madre, che nutre un sentimento di invidia nei confronti della figlia così grande da desiderarne la morte.

La fanciulla riceve un dono, quello della bellezza, attraverso il quale poi riuscirà a trovare la sua indipendenza e la sua salvezza. Ma anche il dono della grazia può contenere il suo contrario…

Lo spazio scenico è abitato del testo, per l’adattamento di Guicciardini, con l’interpretazione magistrale Carla Tatò, premio UBU alla carriera 2024, che ne evidenzia gli aspetti sia crudi che nostalgici, con alcuni inserti in lingua tedesca che sottolineano l’origine nordica del racconto. Un’installazione sonora e visiva, agita da una giovanissima interprete. Nella messa in scena prevalgono i colori bianco, nero e rosso, come sottolinea l’incipit del racconto “bianca come la neve, rossa come il sangue e con i capelli neri come l’ebano”, che  rappresentano purezza/assenza (bianco), oscurità/totalità (nero) e passione/vitalità (rosso). Tre colori fondamentali con significati simbolici e storici profondi, spesso contrapposti ma anche complementari, creano contrasto e significato emotivo.

Lo spettacolo indaga i molteplici aspetti del testo attraverso i vari linguaggi della parola, movimento e video, elementi che definiscono la cifra stilistica della compagnia da molti anni, restituendo una narrazione fantastica e fiabesca aprendo all’immaginazione e all’interpretazione. 

Il lavoro debutta al festival Orizzonti Verticali, agosto 2025, dopo una prima versione teatrale in progress (Teatro Akropolis, Genova, dicembre 2024). Questa versione si presta a varie modalità di fruizione, in quanto pensata anche come opera installativa puramente sonora, e offre spunti per laboratori, letture, approfondimenti su varie tematiche. Inoltre è in qualche modo “interattiva”, creando una situazione scenica che coinvolge totalmente gli spettatori.

 

Rassegna stampa

 

“Presso la Sala della Cancelleria prende vita Biancaneve, un’installazione performativa site-specific ideata dalla Compagnia Giardino Chiuso con la regia di Tuccio Guicciardini, ispirata ai Fratelli Grimm. La compagnia, con sede a San Gimignano, è una realtà artistica fondata nel 1998 e diretta da Tuccio Guicciardini e Patrizia de Bari. Si distingue per una poetica che fonde teatro, danza contemporanea e arti visive, come evidenzia questa installazione. 

Lo spazio allestito è abitato da oggetti evocativi – mele rosse, uno specchio, una piccola casetta – che rimandano ai simboli archetipici della narrazione. Ogni giorno del festival il pubblico può immergersi in questo ambiente fiabesco, accompagnato dalla voce registrata di Carla Tatò che interpreta la fiaba con intensità e crudezza, alternando l’italiano al tedesco per restituire la potenza originaria del racconto e visioni proiettate alle pareti. La scelta musicale che accompagna l’installazione è interamente tedesca, con brani che spaziano dal repertorio classico al contemporaneo, contribuendo a creare un’atmosfera sospesa e inquieta.

Il 4 agosto, l’installazione si arricchisce di una performance dal vivo con la giovanissima Laudomia Delli Guicciardini che dà corpo a tutti i personaggi, senza mai parlare. All’interno di uno spazio bianco, l’attrice anche lei in bianco vestita, si trasforma: indossa parrucche per incarnare la Regina cattiva, si specchia, manipola le mele, anima la casetta dei nani. Ogni gesto è calibrato, essenziale, quasi didascalico ma capace di generare  tensione: anche i movimenti minimi catalizzano l’attenzione senza mai prendere il sopravvento sulla narrazione ma agendo come suo specchio.

La recitazione, sintetica, quasi distaccata, ma proprio per questo è molto evocativa. L’espressione facciale cambia di rado, contribuendo a un effetto straniante che restituisce la violenza latente del racconto. Basta un gesto minimo — come il semplice mostrare quelle scarpe rosse in scena mentre la voce narrante descrive il momento in cui la strega le indossa e muore — per suscitare terrore e pietà. Biancaneve non è solo una fiaba: è un viaggio nella memoria, un confronto con ciò che abbiamo rimosso o addolcito, sostituendo il suo epilogo crudele con un finale più rassicurante. Qui, invece, il mito si riapre e si sporca.”

di MARIA FRANCESCA SACCO / PAC LAB* – 10 agosto 2025 – paneacquaculture

 

“Il racconto di Carla Tatò fa da traccia alla performance Biancaneve della Compagnia Giardino Chiuso, liberamente tratta dal racconto dei Fratelli Grimm. Un adattamento, quello di Tuccio Guicciardini, che restituisce la cattiveria insita, spesso, nelle favole. L’attrice, Laudomia Delli Guicciardini, si muove all’interno dello spazio avvolto dalla proiezione per rendere materialmente visibile lo svolgersi della fiaba. La voce narrante, che le parti più incisive ripete in tedesco, trasmette le sensazioni che i protagonisti immaginari stiano vivendo quella realtà sotto i nostri occhi. Pochi oggetti scenici, ma funzionali, sono disposti all’interno della sala/scena e utilizzati dall’interprete per sottolineare, visivamente, ciò che ascoltiamo attraverso i movimenti coreografici ideati da Patrizia De Bari. Un po’ più di cattiveria interpretativa, in alcune fasi, non guasterebbe e non pensiamo che disturberebbe la visione ai bambini presenti. La musica, ben scelta, sottolinea i movimenti e lo scorrere del tempo così come le immagini – in bianco e nero o a colori – proiettate nello spazio che ci circonda e che ci avvolgono. Una vicenda in sé drammatica (come sono spesso le favole), che regala un finale solo parzialmente immaginifico in cui il dolore e la punizione convivono con l’assoluzione del potere costituito (quando si presenta sotto forma di principe innamorato). Uno spettacolo che, con pochi accorgimenti, può rivelarsi una buona rilettura per bambini e ragazzi al fine di esorcizzare le difficoltà che la maggioranza di loro incontrerà nel prosieguo della vita reale.”

di Luciano Uggè – 9 agosto 2025 – PERSINSALA



L’Imputato non è colpevole

messa in scena Tuccio Guicciardini, Patrizia de Bari
riduzione teatrale Tuccio Guicciardini
interpreti Michele Andrei, Matteo Nigi
voci off Igor Horvat, Alessio Martinoli
costumi Marilù Sasso
consulenza storico documentaristica Fulvio Cortese
fotografia Francesco Spagnuolo, Francesca Di Giuseppe
consulenza per la lingua armena Elen Adamyan
produzione Giardino Chiuso, Fondazione Fabbrica Europa
con il contributo di MiC_Ministero della Cultura, Regione Toscana, Comune di San Gimignano_Assessorato alla Cultura
con il patrocinio di Unione degli Armeni d’Italia, Ambasciata della Repubblica d’Armenia in Italia

Il 15 marzo 1921 un turco corpulento cammina per le strade di Berlino. Uno studente armeno, Soghomon Tehlirian, lo raggiunge e lo colpisce mortalmente con una pallottola. La vittima era Talaat Pascià, già Ministro degli Interni e uomo forte del governo dei “Giovani Turchi”, rifugiatosi in Germania dopo la sconfitta dell’impero ottomano nel primo conflitto mondiale e ritenuto il principale responsabile del genocidio armeno. Qualche mese dopo, il 2 e 3 giugno 1921, dinanzi alla Corte d’Assise del Tribunale di Berlino, viene celebrato il processo a carico di Tehlirian: dopo un intenso e drammatico dibattimento lo studente armeno viene assolto. Ripercorrere oggi gli atti di quel clamoroso processo, cercando di capire perché un omicida venne assolto e la sua vittima moralmente condannata, consente di cogliere, accanto alle motivazioni politiche da cui scaturì quella sentenza, una serie di inconfutabili dati storici che rendono tuttora attuale e non archiviabile la questione armena. Nella riduzione degli atti processuali, la compagnia mette a fuoco l’intenso interrogatorio di Tehlirian, dove emergono gli orrendi racconti dei massacri perpetuati dai turchi verso la popolazione armena e la continua e inesauribile sofferenza del giovane studente, che lo porterà ad una soluzione drammatica ma “necessaria”. Uno spettacolo che dà voce alla storia e alla natura, molte volte inconcepibile, dell’uomo.
L’ambientazione scenica è scarna, essenziale. I due protagonisti, l’imputato e il Presidente, sono volutamente astratti, fuori da ogni contesto temporale, per sottolineare l’universalità e la ripetitività delle storture e delle aberrazioni umane. Le parole prendono corpo e si concretizzano, nude, come testimonianza scolpita nella pietra. La linea drammaturgica porta ad un quesito fondamentale per le nostre coscienze: quale giustizia è giusta? Quella dei codici, delle norme e delle leggi scritte o quella di un’umanità “universale”, una giustizia intima, che nasce dall’anima. La ricerca di ristabilire quanto meno un’idea plausibile di giustizia, affinché la storia non diventi una farsa totale.

Nella ricorrenza del centenario dell’avvenimento, la compagnia Giardino Chiuso vince il bando Così remoti, così vicini – Nuove idee per un teatro a distanza promosso dalla Fondazione Toscana Spettacolo Onlus (FI) e realizza la digitalizzazione in Realtà Virtuale dello spettacolo (Progetto Oculus. L’imputato non è colpevole).

Per vedere il teaser dello spettacolo clicca sul link: L’imputato non è colpevole

LETE_DELL’OBLIO E ALTRE VANITA’

interpretazione e collaborazione Barbara Pucci, Benedetto Decesare, Eleonora Bocci, Petra Nannini, Carlotta Ciabatti, Samuel Pifferi, Antonietta Russo, Marta Carapelli, Cristian Sapienza, Violante Peccianti, Sveva Casini.
regia e coreografia Irene Stracciati
produzione Associazione Atopos, Giardino Chiuso/Orizzonti Verticali
in collaborazione con Associazione Riabilita
con il sostegno di Regione Toscana, Comune di Siena

si ringrazia Fondo di Beneficenza Intesa Sanpaolo – nell’ambito del Progetto Atopos

Dal marzo 2020 l’organizzazione di volontariato Riabilita, in collaborazione e con il sostegno del Comune di Siena, ha organizzato un laboratorio di danza contemporanea a cura della coreografa e danzatrice Irene Stracciati. Il gruppo è composto da otto persone con differenti patologie psichiatriche, che ad oggi possiamo definire danzatori, e si alternano nel lavoro giovanissimi danzatori e danzatrici che stanno facendo un percorso di preparazione professionale.

Atopos: senza luogo, folle, inattuale, strano e storto. Socrate era un atopos. Socrate era un sovvertitore delle regole. Socrate era un atopos per scelta, e ci insegna ad essere erranti nella comunità e cercare la felicità; a lui interessa comprendere e decide di ascoltare le altre persone: pur soffrendo il proprio tempo desidera capirlo e viverlo.

Il danzatore Atopos è un sovvertitore delle regole suo malgrado: senza luogo, inattuale, strano, solitamente non approvato e non accettato dalla società.

Il corpo di questi danzatori ha vissuto il sonno per la maggior parte della sua esistenza. L’esperienza del corpo come espressione di un sé bello, poetico, amabile e amato è pressoché sconosciuta a chi soffre di un disturbo psichiatrico; quest’ultimo porta via il corpo da questo tipo di esperienza a priori. Il lavoro fisico durante il laboratorio è iniziato molto delicatamente e lentamente con una scoperta di se stessi. Un guardarsi e guardare gli altri che fa uscire piano piano dal letargo dei sensi. Il danzatore atopos è anche un individuo atopos ma in tutte le sue accezioni negative. Il suo corpo è solitamente brutto, inadatto e lontano ad essere avvicinato a

qualsiasi concetto di bellezza. Solitamente deformato e trasformato da anni di vita statica, solitaria e cure farmacologiche devastanti. Alla condizione psichiatrica si aggiungono conseguenze importanti che aggravano lo stato del corpo.

Un danzatore che faccia un percorso normale nella danza sentirà sempre il privilegio di un corpo incline alla perfezione con un potere sia estetico che meccanico.

Ai danzatori atopos viene chiesto di passare dall’io al tu, di svegliarsi e guardarsi intorno, perché per motivi di storia personale a un certo punto, non lo hanno più fatto. C’è stata

un’interruzione o qualcosa, e non è mai potuta iniziare. Non sceglie di essere un danzatore, lo è perché si trova nella situazione di provare la danza e il movimento. Viene informato del fatto che è possibile essere ed è possibile addirittura essendo portatori di bellezza. Se questo può sembrare normale e addirittura banale per chi pratica la vita da sempre, diventa un fatto straordinario nel caso di esseri umani che per la maggior parte della propria vita vivono e hanno vissuto in uno stato di veglia per lo più incosciente.

Il corpo addormentato è, anch’esso, drammaticamente atopos, viene visitato dalla danza, e si sveglia, a tratti. Il percorso è inverso… si parte dal fisico e si raggiunge inevitabilmente il metafisico, non senza ostacoli, piccoli traumi, rifiuti, dolore, paura.

La bellezza ci sorprende perché prodotta dove nessuno avrebbe mai pensato di trovarla.

Cosa lasciamo quando non ci siamo più?
Perché non possiamo non odiare?
Perché non sappiamo resistere alla tentazione di sopraffare gli altri?
Quanto siamo soli?
Quanto siamo importanti per i nostri compagni di viaggio?
Perché perdiamo la purezza di quando siamo bambini?

Cosa resta di noi? 
Cosa resta in noi di chi ci è stato vicino?

Oblio: abbandono, assopimento (con una sfumatura d’intensa dolcezza).

HILO – STUDIO 1

interpreti Lorenzo Di Rocco, Lorenzo Paoli, Jennifer Lavinia Rosati, Henry Tanzini
coreografia Lorenzo Di Rocco, Jennifer Lavinia Rosati
produzione Zakuro/ Compagnia Giardino Chiuso
co-produzione The Gate Florence Dance Urban School

In un luogo sospeso e dimenticato dal tempo, tre figure si trovano ad attendere. Lo spazio che le avvolge, intriso di una quiete eterea e irreale, è abitato da presenze enigmatiche, in continua trasformazione: ora sono umane, ora mostruose, a trai pura energia, altre volte masse tangibili. Queste entità sembrano guidare una presenza, apparentemente congelata in un istante senza tempo, attraverso frammenti di vita che si intrecciano, attraversando epoche e dimensioni. Ogni scena diventa un viaggio sospeso, che sfuma tra sogno, realtà e ricordo, rivelando la fragile linea che separa questi mondi. I fili invisibili che legano i corpi sono ora tesi, ora delicati, visibili o nascosti, svelando un sottile equilibrio tra controllo e libertà. La danza si fa resistenza, aermazione dell’autenticità in un mondo che vacilla tra ciò che è reale e ciò che è illusione, dando vita a un viaggio che interroga l’essenza stessa della nostra esistenza.

Biancaneve – I studio

da “Biancaneve” dei Fratelli Grimm

interpretata da Carla Tatò
regia Tuccio Guicciardini
coreografia Patrizia de Bari
con Patrizia de Bari, Laudomia Delli Guicciardini
video scenari Andrea Montagnani
produzione compagnia Giardino Chiuso
con il sostegno di Regione Toscana, Comune di San Gimignano_Assessorato alla Cultura

La compagnia Giardino Chiuso propone l’adattamento scenico della famosa fiaba Biancaneve nella versione dei Fratelli Grimm, cercando di mantenerne intatta la morale e il percorso narrativo. Biancaneve è il secondo lavoro tratto dalla raccolta Le fiabe del focolare dei F.lli Grimm, dopo lo spettacolo Cappuccetto Rosso, con l’intenzione di completare una trilogia.
Il testo originale, di cui la prima versione risale al 1812, ha subito nel tempo molte modifiche, edulcorandolo e rendendolo più attuale. La fiaba originale tratta invece argomenti inquietanti
con risvolti psicologici legati al conflitto madre-figlia e al passaggio dall’infanzia all’adolescenza. Addirittura nella prima versione, rispetto a quella più nota poi tramandata fino ai giorni nostri del 1857, la matrigna antagonista di Biancaneve è addirittura la madre, che nutre un sentimento di invidia nei confronti della figlia così grande da desiderarne la morte. La fanciulla riceve un dono, quello della bellezza, attraverso la quale poi riuscirà a trovare la sua indipendenza e la sua salvezza. Ma anche il dono della grazia può contenere il suo contrario.
Nella messa in scena prevalgono i toni bianchi e neri con un solo colore predominante: il rosso. Simbolo di energia, amore, fuoco, potere e sensualità, elementi ben presenti nella fiaba. L’interpretazione di Carla Tatò ne evidenzia gli aspetti sia crudi che nostalgici, con alcuni inserti in lingua tedesca che sottolineano l’origine nordica del racconto.
Lo spettacolo indaga i molteplici aspetti del testo attraverso i vari linguaggi della parola, movimento e video, elementi che definiscono la cifra stilistica della compagnia da molti anni, restituendo una narrazione fantastica e fiabesca aprendo all’immaginazione e all’interpretazione.

Spettacolo di teatro danza per bambini da 5 anni
Durata 50’ minuti

GEA

coreografia e danza Patrizia de Bari
drammaturgia Tuccio Guicciardini
produzione Giardino Chiuso, Regione Toscana
in collaborazione con progetto Insilva

Studio per le popolazioni Yanomami del Brasile e Venezuela

Peaceful Places

coreografia e concept Margherita Landi e Agnese Lanza
regia VR e concept VR Margherita Landi
post produzione Sasan Bahadorinejad e Cosimo Lombardelli
cast video 360 Mirko Cuttini, Sara Della Mora, Margherita Landi ,Agnese Lanza, Iris Pellizzari, Armando Puicher, Daria Rizzardi, Giada Rossi, Anna Toscano, Enea Zancanaro
prodotto da Gold Enterprise
coproduzione Giardino Chiuso, Compagnia Simona Bucci
con il sostegno di Dialoghi/Residenze delle arti Performative a Villa Manin, Festival Contaminazioni Digitali, PimOff

C’è qualcosa che tocca tutti noi nel momento in cui siamo in grado di lasciar andare le nostre resistenze e condividere un abbraccio. La pandemia mondiale ha distrutto la nostra fiducia in questa semplice azione. Peaceful Places (i luoghi pacifici) sono gli spazi tra le nostre braccia. Possiamo imparare ad abbracciare di nuovo?
L’abbraccio è un gesto che tutti conosciamo e condividiamo da quando siamo nati. Stare in un abbraccio costringe a confrontarci con le nostre vulnerabilità, a volte con la scomodità della vicinanza, ma può anche aprire uno spazio temporale in cui possiamo permetterci il lusso di rallentare e finalmente ascoltare noi stessi .
Peaceful Places permette a tutti di trasformare il proprio stato emotivo in movimento, allenando la propria empatia e il corpo ad abbracciare. Persone reali, con veri legami emotivi, guidano il movimento del fruitore condividendone la tenerezza, diventando personaggi archetipici con cui tutti possiamo identificarci.
Il progetto è un’installazione partecipativa e inclusiva. Un’esperienza di vicinanza, grazie a coppie reali e ai loro corpi, e allo stesso tempo un’esperienza di assenza, di solitudine, perché il tocco e l’interazione sono solo immaginati. Un’azione immaginata comunque non è meno reale per la nostra mente. Il movimento che perde la sua funzione diventa simbolico, astratto, diventa danza.
Peaceful Places è innovativo non solo per l’utilizzo di una tecnologia immersiva, ma anche per un utilizzo della Realtà Virtuale completamente diverso dal consueto, capace di ridefinire il rapporto tra pubblico e performer:una performance (dentro il visore) genera una performance (quella dei fruitori) che mostra gesti umani, naturali eppure profondamente sentiti.

 “E’ profondamente poetico per noi mostrare un’umanità attenta, concentrata, emozionata. Un messaggio politico che sposta l’attenzione dalla prestazione e dal virtuosismo performativo sul sentire, sull’inclusione. Nel nostro lavoro chiunque può generosamente donare la bellezza del proprio gesto” (Margherita Landi)

In contrasto con l’immagine dei corpi come armi, immagine che è stata utilizzata da vari pensatori per definire il rapporto con l’altro durante la pandemia mondiale, Margherita Landi e Agnese Lanza propongono l’immagine di corpi come luoghi pacifici (Peaceful Places). Un modo per guarire un trauma profondo che tutti abbiamo vissuto, dopo aver scansato tanti corpi negli ultimi anni, finalmente abbiamo l’opportunità di condividere un momento di vicinanza. Una danza morbida e tenera per cambiare il mondo.

Premio Auggie Award Best Art 2021, Santa Clara, CA. Finalista Short International Film Festival, Trieste Semifinalista Dumbo Film Festival, NY. Finalista premio Artkeys

Per maggiori informazioni visita il sito landilanza.com

Dealing with Absence

concept e coreografie Margherita Landi e Agnese Lanza
VR concept, regia video e montaggio Margherita Landi
performer Cora Gasparotti, Lucrezia Gabrieli, Francesca Santamaria
produzione GOLD
con il sostegno di Residenze digitali 2021, Biennale College Cinema VR 2020, Compagnia Giardino Chiuso

Si tende a pensare che l’assenza sia immateriale dimenticando che essa per essere percepita richiede l’accesso alle proprie memorie fisiche ed emotive. Di fatto non ci può mancare ciò che non conosciamo o non ricordiamo.
Dealing with Absence attraversa diversi media: danza, cinema, realtà virtuale e social media. Un lavoro tecno-poetico che vuole portare l’attenzione su come le tecnologie stanno cambiando le regole delle interazioni tra i corpi, creando sia nuovi limiti che nuove possibilità.
Quello che Dealing with Absence offre allo spettatore è la visione di un viaggio privato, intimo e personale che i danzatori coinvolti eseguono indossando visori VR e ballando partiture di movimenti estratte da film che raccontano e declinano il tema dell’assenza (ad esempio Lo specchio di Tarkovskij e Persona di Bergman).
Il pubblico può assistere a questo viaggio da lontano, da dietro il proprio schermo, e netta rimane per tutto il tempo la consapevolezza che la danza continuerebbe – e quindi continuerà – anche senza di lui. Lo spettatore non vede mai nulla di ciò che  appare alle danzatrici attraverso i visori: è nell’intimo della performer che accade un qualcosa che il corpo attraversa rendendolo visibile. Un viaggio solitario anche quando il passo è a due e la danza si fa dialogo: non c’è spazio fisico comune, le stanze e i luoghi rimangono separati, nessun contatto tra i corpi che vivono nello stesso istante in un altrove definito e indefinibile la stessa esperienza.
E danzare l’esperienza appare il modo più profondo di viverla.

Lo schermo come uno specchio,
o lo specchio come uno schermo,
restituisce (o costruisce) un’immagine di sè.
Il visore per vedere, per farsi vedere o per non vedere,

per collegarsi o per scollegarsi
è maschera, stato interiore, metafora.
Ma anche strumento concreto di trasmissione coreografica.

Per maggiori info visita il sito landilanza.com

Ergo Sum: Descartes Diptych

ispirato alle teorie di René Descartes

coreografia Marco Chenevier
interpreti Compagnia EgriBiancoDanza Gianna Bassan, Fabio Cavaleri, Longdoz Tabatha, Cristian Magurano, Francesco Moriello, Oxana Romaniuk
produzione Fondazione Egri per la Danza
coproduzione Giardino Chiuso
con il sostegno di MiC – Ministero della Cultura, Regione Piemonte, Fondazione CRT, TAP – Torino Arti Performative, Comune di San Gimignano_Assessorato alla Cultura, PARC Performing Arts Research Centre

Geometria delle passioni, questo il titolo scelto dal coreografo Marco Chenevier per l’opera coreografica dedicata al noto filosofo e matematico Cartesio creata per la Compagnia EgriBiancoDanza all’interno del progetto Ergo Sum. «I fondamenti di una scienza meravigliosa», come il pensatore francese era solito chiamare i principi della nuova scienza, vengono rappresentati dai corpi dei danzatori sulla scena che restituiscono la meccanica che domina i legami delle passioni.

ERGO SUM: DESCARTES DIPTYCH è l’ultima tappa dell’omonimo progetto Ergo Sum, a cura di Raphael Bianco, che la Compagnia EgriBiancoDanza ha dedicato alle intuizioni e visioni di grandi pensatori della nostra civiltà: Montaigne, Leonardo e Einstein. Quest’ultimo tassello si ispira alle teorie sull’esistenza di René Descartes ed è affidato a due interessanti figure della giovane danza autoriale contemporanea: Daniele Ninarello e Marco Chenevier.

Per maggiori info visita il sito egridanza.com

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