L’Imputato non è colpevole

messa in scena Tuccio Guicciardini, Patrizia de Bari
riduzione teatrale Tuccio Guicciardini
interpreti Michele Andrei, Matteo Nigi
voci off Igor Horvat, Alessio Martinoli
costumi Marilù Sasso
consulenza storico documentaristica Fulvio Cortese
fotografia Francesco Spagnuolo, Francesca Di Giuseppe
consulenza per la lingua armena Elen Adamyan
produzione Giardino Chiuso, Fondazione Fabbrica Europa
con il contributo di MiC_Ministero della Cultura, Regione Toscana, Comune di San Gimignano_Assessorato alla Cultura
con il patrocinio di Unione degli Armeni d’Italia, Ambasciata della Repubblica d’Armenia in Italia

Il 15 marzo 1921 un turco corpulento cammina per le strade di Berlino. Uno studente armeno, Soghomon Tehlirian, lo raggiunge e lo colpisce mortalmente con una pallottola. La vittima era Talaat Pascià, già Ministro degli Interni e uomo forte del governo dei “Giovani Turchi”, rifugiatosi in Germania dopo la sconfitta dell’impero ottomano nel primo conflitto mondiale e ritenuto il principale responsabile del genocidio armeno. Qualche mese dopo, il 2 e 3 giugno 1921, dinanzi alla Corte d’Assise del Tribunale di Berlino, viene celebrato il processo a carico di Tehlirian: dopo un intenso e drammatico dibattimento lo studente armeno viene assolto. Ripercorrere oggi gli atti di quel clamoroso processo, cercando di capire perché un omicida venne assolto e la sua vittima moralmente condannata, consente di cogliere, accanto alle motivazioni politiche da cui scaturì quella sentenza, una serie di inconfutabili dati storici che rendono tuttora attuale e non archiviabile la questione armena. Nella riduzione degli atti processuali, la compagnia mette a fuoco l’intenso interrogatorio di Tehlirian, dove emergono gli orrendi racconti dei massacri perpetuati dai turchi verso la popolazione armena e la continua e inesauribile sofferenza del giovane studente, che lo porterà ad una soluzione drammatica ma “necessaria”. Uno spettacolo che dà voce alla storia e alla natura, molte volte inconcepibile, dell’uomo.
L’ambientazione scenica è scarna, essenziale. I due protagonisti, l’imputato e il Presidente, sono volutamente astratti, fuori da ogni contesto temporale, per sottolineare l’universalità e la ripetitività delle storture e delle aberrazioni umane. Le parole prendono corpo e si concretizzano, nude, come testimonianza scolpita nella pietra. La linea drammaturgica porta ad un quesito fondamentale per le nostre coscienze: quale giustizia è giusta? Quella dei codici, delle norme e delle leggi scritte o quella di un’umanità “universale”, una giustizia intima, che nasce dall’anima. La ricerca di ristabilire quanto meno un’idea plausibile di giustizia, affinché la storia non diventi una farsa totale.

Nella ricorrenza del centenario dell’avvenimento, la compagnia Giardino Chiuso vince il bando Così remoti, così vicini – Nuove idee per un teatro a distanza promosso dalla Fondazione Toscana Spettacolo Onlus (FI) e realizza la digitalizzazione in Realtà Virtuale dello spettacolo (Progetto Oculus. L’imputato non è colpevole).

Per vedere il teaser dello spettacolo clicca sul link: L’imputato non è colpevole

CORPO VOCE SCENA

RIAPRE DOPO 8 ANNI IL LABORATORIO DI TEATRO DANZA DELLA COMPAGNIA GIARDINO CHIUSO

Sono aperte le iscrizioni per l’anno 2025/2026

 

Dopo otto anni di silenzio, torna il laboratorio di teatro danza, progetto storico della Compagnia Giardino Chiuso, che ha accompagnato l’attività di produzione e ospitalità della compagnia. Un percorso intensivo e coinvolgente per chi desidera formarsi nel mondo del teatro danza, unendo l’espressività corporea alla potenza della voce e della parola.

La proposta didattica ha un’impronta professionale, con l’apprendimento delle basi attoriali attraverso lo studio delle diverse tecniche: impostazione vocale (uso del diaframma, intonazione), dizione, recitazione, movimento (coscienza corporea, postura), regia (composizione e presenza scenica, improvvisazione).

Un’esperienza formativa condotta da attori, attrici,  una cantante e una coreografa, per il lavoro sulla voce e il movimento: il corpo e la parola tornano al centro del linguaggio teatrale, e da un regista e uno scenografo video artist per la messa in scena e l’azione scenica.

Il laboratorio è rivolto ad adulti e a ragazzi/bambini dai 8 anni.

 

Gli incontri saranno tenuti dai membri di Giardino Chiuso e maestri provenienti dal mondo professionale dello spettacolo: Patrizia de Bari (coreografa, performer), Tuccio Guicciardini (regista, drammaturgo), Camilla Diana (attrice), Cledy Tancredi (attrice), Monica Benvenuti (soprano e attrice con numerose partecipazioni a Festival nazionali e internazionali), Annibale Pavone (attore – Compagnia Antonio Latella), Andrea Montagnani (scenografo, video artist) e alcuni ospiti prestigiosi che collaborano con la compagnia. 

INFO

I corsi inizieranno a ottobre 2025 e si terranno fino a giugno 2026, si svolgeranno una volta a settimana, ogni mercoledì, e avranno la durata di due ore per gli adulti e di un’ora per i ragazzi e bambini. Le prime due lezioni saranno gratuite.

È previsto alla fine del corso uno spettacolo dimostrativo del lavoro svolto con lo studio e la messa in scena di un’opera teatrale.

 

Cosa offriamo:

  • Formazione professionale in teatro danza: improvvisazione, movimento espressivo, composizione scenica
  • Lavoro attoriale con attori e attrici di esperienza, per sviluppare la presenza scenica, l’ascolto e la costruzione del personaggio
  • Laboratorio vocale con cantante/coach professionista: tecnica vocale, dizione, uso espressivo della voce, respirazione
  • Studio interdisciplinare: danza, teatro, voce e corpo in un unico linguaggio scenico
  • Percorsi individuali e di gruppo, per valorizzare unicità e collettività
  • Performance finale aperta al pubblico

 

A chi è rivolto? A chi ha già una base nel teatro, nella danza o nel canto, ma anche a chi desidera avvicinarsi in modo serio e strutturato a queste arti. Un laboratorio per chi vuole esplorare il proprio potenziale scenico con rigore, libertà e profondità. Un viaggio tra corpo, suono e immaginario, tra gesto, voce e drammaturgia.

 

Obiettivo? Preparare performer completi, capaci di muoversi sulla scena con consapevolezza fisica, vocale ed emotiva. Un’esperienza che unisce tecnica, creatività e presenza scenica.

Per performer in formazione, artisti in trasformazione!

 

🗓️ dal 16 ottobre 2025

📍 San Gimignano (SI)

🎓 Conduzione a cura di: Compagnia Giardino Chiuso e ospiti speciali

 

Un ritorno atteso. Una nuova partenza.

Il Giardino si riapre. La scena vi aspetta.

 


COSTI

Adulti: mensile € 55,00 – trimestrale € 150,00

Ragazzi e bambini: mensile € 35,00 – trimestrale € 90,00

Tessera di iscrizione € 25,00

 

INFORMAZIONI E ISCRIZIONI

Elena Di Ruocco 366 1671382 – –  elena@giardinochiuso.com

Patrizia de Bari 329 6679688 – – patrizia@giardinochiuso.com

www.giardinochiuso.com

LETE_DELL’OBLIO E ALTRE VANITA’

interpretazione e collaborazione Barbara Pucci, Benedetto Decesare, Eleonora Bocci, Petra Nannini, Carlotta Ciabatti, Samuel Pifferi, Antonietta Russo, Marta Carapelli, Cristian Sapienza, Violante Peccianti, Sveva Casini.
regia e coreografia Irene Stracciati
produzione Associazione Atopos, Giardino Chiuso/Orizzonti Verticali
in collaborazione con Associazione Riabilita
con il sostegno di Regione Toscana, Comune di Siena

si ringrazia Fondo di Beneficenza Intesa Sanpaolo – nell’ambito del Progetto Atopos

Dal marzo 2020 l’organizzazione di volontariato Riabilita, in collaborazione e con il sostegno del Comune di Siena, ha organizzato un laboratorio di danza contemporanea a cura della coreografa e danzatrice Irene Stracciati. Il gruppo è composto da otto persone con differenti patologie psichiatriche, che ad oggi possiamo definire danzatori, e si alternano nel lavoro giovanissimi danzatori e danzatrici che stanno facendo un percorso di preparazione professionale.

Atopos: senza luogo, folle, inattuale, strano e storto. Socrate era un atopos. Socrate era un sovvertitore delle regole. Socrate era un atopos per scelta, e ci insegna ad essere erranti nella comunità e cercare la felicità; a lui interessa comprendere e decide di ascoltare le altre persone: pur soffrendo il proprio tempo desidera capirlo e viverlo.

Il danzatore Atopos è un sovvertitore delle regole suo malgrado: senza luogo, inattuale, strano, solitamente non approvato e non accettato dalla società.

Il corpo di questi danzatori ha vissuto il sonno per la maggior parte della sua esistenza. L’esperienza del corpo come espressione di un sé bello, poetico, amabile e amato è pressoché sconosciuta a chi soffre di un disturbo psichiatrico; quest’ultimo porta via il corpo da questo tipo di esperienza a priori. Il lavoro fisico durante il laboratorio è iniziato molto delicatamente e lentamente con una scoperta di se stessi. Un guardarsi e guardare gli altri che fa uscire piano piano dal letargo dei sensi. Il danzatore atopos è anche un individuo atopos ma in tutte le sue accezioni negative. Il suo corpo è solitamente brutto, inadatto e lontano ad essere avvicinato a

qualsiasi concetto di bellezza. Solitamente deformato e trasformato da anni di vita statica, solitaria e cure farmacologiche devastanti. Alla condizione psichiatrica si aggiungono conseguenze importanti che aggravano lo stato del corpo.

Un danzatore che faccia un percorso normale nella danza sentirà sempre il privilegio di un corpo incline alla perfezione con un potere sia estetico che meccanico.

Ai danzatori atopos viene chiesto di passare dall’io al tu, di svegliarsi e guardarsi intorno, perché per motivi di storia personale a un certo punto, non lo hanno più fatto. C’è stata

un’interruzione o qualcosa, e non è mai potuta iniziare. Non sceglie di essere un danzatore, lo è perché si trova nella situazione di provare la danza e il movimento. Viene informato del fatto che è possibile essere ed è possibile addirittura essendo portatori di bellezza. Se questo può sembrare normale e addirittura banale per chi pratica la vita da sempre, diventa un fatto straordinario nel caso di esseri umani che per la maggior parte della propria vita vivono e hanno vissuto in uno stato di veglia per lo più incosciente.

Il corpo addormentato è, anch’esso, drammaticamente atopos, viene visitato dalla danza, e si sveglia, a tratti. Il percorso è inverso… si parte dal fisico e si raggiunge inevitabilmente il metafisico, non senza ostacoli, piccoli traumi, rifiuti, dolore, paura.

La bellezza ci sorprende perché prodotta dove nessuno avrebbe mai pensato di trovarla.

Cosa lasciamo quando non ci siamo più?
Perché non possiamo non odiare?
Perché non sappiamo resistere alla tentazione di sopraffare gli altri?
Quanto siamo soli?
Quanto siamo importanti per i nostri compagni di viaggio?
Perché perdiamo la purezza di quando siamo bambini?

Cosa resta di noi? 
Cosa resta in noi di chi ci è stato vicino?

Oblio: abbandono, assopimento (con una sfumatura d’intensa dolcezza).

HILO – STUDIO 1

interpreti Lorenzo Di Rocco, Lorenzo Paoli, Jennifer Lavinia Rosati, Henry Tanzini
coreografia Lorenzo Di Rocco, Jennifer Lavinia Rosati
produzione Zakuro/ Compagnia Giardino Chiuso
co-produzione The Gate Florence Dance Urban School

In un luogo sospeso e dimenticato dal tempo, tre figure si trovano ad attendere. Lo spazio che le avvolge, intriso di una quiete eterea e irreale, è abitato da presenze enigmatiche, in continua trasformazione: ora sono umane, ora mostruose, a trai pura energia, altre volte masse tangibili. Queste entità sembrano guidare una presenza, apparentemente congelata in un istante senza tempo, attraverso frammenti di vita che si intrecciano, attraversando epoche e dimensioni. Ogni scena diventa un viaggio sospeso, che sfuma tra sogno, realtà e ricordo, rivelando la fragile linea che separa questi mondi. I fili invisibili che legano i corpi sono ora tesi, ora delicati, visibili o nascosti, svelando un sottile equilibrio tra controllo e libertà. La danza si fa resistenza, aermazione dell’autenticità in un mondo che vacilla tra ciò che è reale e ciò che è illusione, dando vita a un viaggio che interroga l’essenza stessa della nostra esistenza.

EMBRACING PLACES – ABBRACCIA UN BORGO

ideazione Margherita Landi, Agnese Lanza
regia VR Margherita Landi
co-progettazione Massimo Bevilacqua
produzione Giardino Chiuso/Orizzonti Verticali
con il sostegno di Fondazione Fabbrica Europa
con il contributo di MiC Ministero della Cultura nell’ambito del PNRR finanziato dall’Unione europea – Next Generation EU, Regione Toscana, Comune di San Gimignano, – Assessorato alla Cultura, Comune di Colle di Val d’Elsa
in collaborazione con DIDA – Dipartimento di Architettura | Università degli studi di Firenze
main partner Gold Enterprise
progetto vincitore della Menzione Onoraria al CutTech per ArsElectronica Award 2024 – Vienna

 

C’è qualcosa che tocca ognuno di noi quando lasciamo andare le nostre resistenze e condividiamo un abbraccio. Embracing Places – Abbraccia un borgo utilizza tecnologie immersive e pratiche corporee per favorire la connessione, la solidarietà e l’apprezzamento del patrimonio artistico e culturale.
Il progetto coinvolge attivamente i residenti e i paesaggi unici dei piccoli paesi, creando opere site-specific basate sulla comunità, che risuonano con il significato emotivo di ogni luogo. Si costruisce così un archivio di abbracci diversi e una rete di borghi.
Il pubblico partecipa a un’esperienza di Realtà Virtuale a 360°, in cui i residenti dei piccoli paesi vengono ripresi mentre compiono gesti semplici, come abbracciarsi, in luoghi significativi. Indossando visori VR, gli utenti sono invitati a rispecchiare questi gesti, trasformando i loro movimenti in un’esperienza personale e intima. Gli spettatori senza visori assistono ai movimenti sincronizzati dei partecipanti, creando una performance dal vivo che sfuma i confini tra il mondo virtuale e quello fisico.
Il progetto sottolinea l’importanza di preservare la cultura locale e di promuovere l’empatia in un’era di interazione digitale. Mettendo in luce i modi unici in cui le diverse comunità esprimono connessione, Embracing Places mira a contrastare l’isolamento e a sensibilizzare sulla ricchezza culturale dei paesi meno rappresentati, creando un archivio vivente di gesti condivisi e universali.

Scarica il DOSSIER

Biancaneve – I studio

da “Biancaneve” dei Fratelli Grimm

interpretata da Carla Tatò
regia Tuccio Guicciardini
coreografia Patrizia de Bari
con Patrizia de Bari, Laudomia Delli Guicciardini
video scenari Andrea Montagnani
produzione compagnia Giardino Chiuso
con il sostegno di Regione Toscana, Comune di San Gimignano_Assessorato alla Cultura

La compagnia Giardino Chiuso propone l’adattamento scenico della famosa fiaba Biancaneve nella versione dei Fratelli Grimm, cercando di mantenerne intatta la morale e il percorso narrativo. Biancaneve è il secondo lavoro tratto dalla raccolta Le fiabe del focolare dei F.lli Grimm, dopo lo spettacolo Cappuccetto Rosso, con l’intenzione di completare una trilogia.
Il testo originale, di cui la prima versione risale al 1812, ha subito nel tempo molte modifiche, edulcorandolo e rendendolo più attuale. La fiaba originale tratta invece argomenti inquietanti
con risvolti psicologici legati al conflitto madre-figlia e al passaggio dall’infanzia all’adolescenza. Addirittura nella prima versione, rispetto a quella più nota poi tramandata fino ai giorni nostri del 1857, la matrigna antagonista di Biancaneve è addirittura la madre, che nutre un sentimento di invidia nei confronti della figlia così grande da desiderarne la morte. La fanciulla riceve un dono, quello della bellezza, attraverso la quale poi riuscirà a trovare la sua indipendenza e la sua salvezza. Ma anche il dono della grazia può contenere il suo contrario.
Nella messa in scena prevalgono i toni bianchi e neri con un solo colore predominante: il rosso. Simbolo di energia, amore, fuoco, potere e sensualità, elementi ben presenti nella fiaba. L’interpretazione di Carla Tatò ne evidenzia gli aspetti sia crudi che nostalgici, con alcuni inserti in lingua tedesca che sottolineano l’origine nordica del racconto.
Lo spettacolo indaga i molteplici aspetti del testo attraverso i vari linguaggi della parola, movimento e video, elementi che definiscono la cifra stilistica della compagnia da molti anni, restituendo una narrazione fantastica e fiabesca aprendo all’immaginazione e all’interpretazione.

Spettacolo di teatro danza per bambini da 5 anni
Durata 50’ minuti

GEA

coreografia e danza Patrizia de Bari
drammaturgia Tuccio Guicciardini
produzione Giardino Chiuso, Regione Toscana
in collaborazione con progetto Insilva

Studio per le popolazioni Yanomami del Brasile e Venezuela

BAD – Bottega d’Arte Digitale

BAD TO SCHOOL
Organizzazioni culturali e mondo della scuola: metodologie di coprogettazione e promozione

Organizzatori Giardino Chiuso, LaLut, Straligut Teatro, Topi Dalmata
Partners Università di Siena, Santa Chiara Lab, ux.boutique, Murate Idea Park
Con il contributo di Fondazione Monte dei Paschi di Siena
Nell’ambito del bando RESET

BAD è un progetto di formazione nato nel 2023, nell’ambito di RESET, un’iniziativa della Fondazione Monte dei Paschi di Siena per sostenere, formare ed ingaggiare il settore culturale e creativo della Provincia di Siena. Nella prima edizione i percorsi formativi avevano come comune denominatore la “trasformazione digitale” del settore culturale.

Per l’anno 2025 proponiamo BAD TO SCHOOL un percorso di formazione intensivo per esplorare il rapporto tra organizzazioni culturali e mondo della scuola, con un’attenzione particolare, vista la vocazione che BAD reca nel nome, a come anche il tema del digitale è affrontato nelle attività di progettazione, negli interventi di didattica e promozione che vengono proposti ai giovani in età scolare.

Enti culturali e comunità scolastica, per valorizzare al meglio le rispettive potenzialità, necessitano di figure professionali in grado di attivare e facilitare dialoghi strutturati e percorsi condivisi.

Il corso forma Mediatori di progetto:
professionisti (che possono essere anche interni alle stesse organizzazioni, personale in cerca di una maggiore specializzazione) con competenze specifiche nella gestione delle relazioni tra enti culturali e Scuole, nella facilitazione di processi di co-progettazione e nella promozione di attività culturali rivolte al mondo educativo.

Ogni incontro sarà guidato da realtà di eccellenza nazionale nel campo della mediazione culturale, del teatro e della formazione: Fondazione Musei Senesi (Siena), Casa dello Spettatore (Roma), Teatro dell’Argine (Bologna), Teatro Metastasio (Prato).

Obiettivi formativi:

  • Acquisire strumenti per facilitare processi di ascolto, confronto e coprogettazione
  • Sviluppare competenze di mediazione culturale tra Scuola, enti e comunità
  • Supportare le organizzazioni culturali nell’organizzazione efficace di proposte per il sistema scolastico

Destinatari:
Operatori culturali, studenti universitari, educatori, insegnanti, progettisti, figure di coordinamento.
✔ Possibilità di frequentare uno o più workshop a scelta
✔Formazione pratica
✔ Competenze subito spendibili
✔ Networking con realtà del territorio e nazionali
Un corso per chi vuole fare la differenza nelle politiche culturali ed educative dei territori.

Per iscrizioni o maggiori info www.formazionebad.it

Peaceful Places

coreografia e concept Margherita Landi e Agnese Lanza
regia VR e concept VR Margherita Landi
post produzione Sasan Bahadorinejad e Cosimo Lombardelli
cast video 360 Mirko Cuttini, Sara Della Mora, Margherita Landi ,Agnese Lanza, Iris Pellizzari, Armando Puicher, Daria Rizzardi, Giada Rossi, Anna Toscano, Enea Zancanaro
prodotto da Gold Enterprise
coproduzione Giardino Chiuso, Compagnia Simona Bucci
con il sostegno di Dialoghi/Residenze delle arti Performative a Villa Manin, Festival Contaminazioni Digitali, PimOff

C’è qualcosa che tocca tutti noi nel momento in cui siamo in grado di lasciar andare le nostre resistenze e condividere un abbraccio. La pandemia mondiale ha distrutto la nostra fiducia in questa semplice azione. Peaceful Places (i luoghi pacifici) sono gli spazi tra le nostre braccia. Possiamo imparare ad abbracciare di nuovo?
L’abbraccio è un gesto che tutti conosciamo e condividiamo da quando siamo nati. Stare in un abbraccio costringe a confrontarci con le nostre vulnerabilità, a volte con la scomodità della vicinanza, ma può anche aprire uno spazio temporale in cui possiamo permetterci il lusso di rallentare e finalmente ascoltare noi stessi .
Peaceful Places permette a tutti di trasformare il proprio stato emotivo in movimento, allenando la propria empatia e il corpo ad abbracciare. Persone reali, con veri legami emotivi, guidano il movimento del fruitore condividendone la tenerezza, diventando personaggi archetipici con cui tutti possiamo identificarci.
Il progetto è un’installazione partecipativa e inclusiva. Un’esperienza di vicinanza, grazie a coppie reali e ai loro corpi, e allo stesso tempo un’esperienza di assenza, di solitudine, perché il tocco e l’interazione sono solo immaginati. Un’azione immaginata comunque non è meno reale per la nostra mente. Il movimento che perde la sua funzione diventa simbolico, astratto, diventa danza.
Peaceful Places è innovativo non solo per l’utilizzo di una tecnologia immersiva, ma anche per un utilizzo della Realtà Virtuale completamente diverso dal consueto, capace di ridefinire il rapporto tra pubblico e performer:una performance (dentro il visore) genera una performance (quella dei fruitori) che mostra gesti umani, naturali eppure profondamente sentiti.

 “E’ profondamente poetico per noi mostrare un’umanità attenta, concentrata, emozionata. Un messaggio politico che sposta l’attenzione dalla prestazione e dal virtuosismo performativo sul sentire, sull’inclusione. Nel nostro lavoro chiunque può generosamente donare la bellezza del proprio gesto” (Margherita Landi)

In contrasto con l’immagine dei corpi come armi, immagine che è stata utilizzata da vari pensatori per definire il rapporto con l’altro durante la pandemia mondiale, Margherita Landi e Agnese Lanza propongono l’immagine di corpi come luoghi pacifici (Peaceful Places). Un modo per guarire un trauma profondo che tutti abbiamo vissuto, dopo aver scansato tanti corpi negli ultimi anni, finalmente abbiamo l’opportunità di condividere un momento di vicinanza. Una danza morbida e tenera per cambiare il mondo.

Premio Auggie Award Best Art 2021, Santa Clara, CA. Finalista Short International Film Festival, Trieste Semifinalista Dumbo Film Festival, NY. Finalista premio Artkeys

Per maggiori informazioni visita il sito landilanza.com

Dealing with Absence

concept e coreografie Margherita Landi e Agnese Lanza
VR concept, regia video e montaggio Margherita Landi
performer Cora Gasparotti, Lucrezia Gabrieli, Francesca Santamaria
produzione GOLD
con il sostegno di Residenze digitali 2021, Biennale College Cinema VR 2020, Compagnia Giardino Chiuso

Si tende a pensare che l’assenza sia immateriale dimenticando che essa per essere percepita richiede l’accesso alle proprie memorie fisiche ed emotive. Di fatto non ci può mancare ciò che non conosciamo o non ricordiamo.
Dealing with Absence attraversa diversi media: danza, cinema, realtà virtuale e social media. Un lavoro tecno-poetico che vuole portare l’attenzione su come le tecnologie stanno cambiando le regole delle interazioni tra i corpi, creando sia nuovi limiti che nuove possibilità.
Quello che Dealing with Absence offre allo spettatore è la visione di un viaggio privato, intimo e personale che i danzatori coinvolti eseguono indossando visori VR e ballando partiture di movimenti estratte da film che raccontano e declinano il tema dell’assenza (ad esempio Lo specchio di Tarkovskij e Persona di Bergman).
Il pubblico può assistere a questo viaggio da lontano, da dietro il proprio schermo, e netta rimane per tutto il tempo la consapevolezza che la danza continuerebbe – e quindi continuerà – anche senza di lui. Lo spettatore non vede mai nulla di ciò che  appare alle danzatrici attraverso i visori: è nell’intimo della performer che accade un qualcosa che il corpo attraversa rendendolo visibile. Un viaggio solitario anche quando il passo è a due e la danza si fa dialogo: non c’è spazio fisico comune, le stanze e i luoghi rimangono separati, nessun contatto tra i corpi che vivono nello stesso istante in un altrove definito e indefinibile la stessa esperienza.
E danzare l’esperienza appare il modo più profondo di viverla.

Lo schermo come uno specchio,
o lo specchio come uno schermo,
restituisce (o costruisce) un’immagine di sè.
Il visore per vedere, per farsi vedere o per non vedere,

per collegarsi o per scollegarsi
è maschera, stato interiore, metafora.
Ma anche strumento concreto di trasmissione coreografica.

Per maggiori info visita il sito landilanza.com

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