Produzioni | Prometeo e l'aquila - Studio

Prometeo e l'aquila - Studio 1

“L’Aquila che all’alba giunge in cima alla rupe dove Prometeo è incatenato non è l’aguzzina che divorava ogni giorno il suo fegato. Nessuno, ormai da tempo, tormenta più quel prigioniero, dimenticato anche dagli Dei, che sembra abbiano abbandonato la Terra. L’uccello è una creatura misteriosa, in fuga da nemici che gli danno la caccia, forse sopravvissuta a un’oscura catastrofe. Tra i due si apre un dialogo, che dura per tutto l’arco del giorno. In un contrappunto spesso teso e aspro, Prometeo – che sostiene le ragioni dell’umana liberazione, grazie alla tecnica – si scontra con gli esiti storici del dominio tecnologico sulla natura e sulla vita che l’Aquila non manca di rappresentargli e di rimproverargli. In un confronto che si fa sempre più serrato e drammatico i due attraversano i grandi temi della guerra, dell’amore, della morte, rappresentando, in forma d’incomponibile contrasto i conflitti e i dilemmi che lacerano l’odierna condizione umana.” (Piero Bevilacqua)

La compagnia Giardino Chiuso per il Festival Magna Grecia Teatro 2008 mette in scena il testo autore calabrese contemporaneo Piero Bevilacqua, un’opera complessa ma estremamente stimolante per un progetto scenico interdisciplinare pensato come primo studio. Lo spettacolo si avvale di due attori Virginio Gazzolo e Angela Cardile che, con un’alta interpretazione, si confrontano con la scrittura, la parola e il corpo scenico. Gazzolo nelle vesti di Prometeo e la Cardile in quelle dell’Aquila danno vita a un incalzante dialogo dentro una partitura musicale percussiva appositamente composta e eseguita dal vivo. Sulla scena un vecchio intellettuale, solo, di estrazione scientifica, si appresta a intravedere la sua fine. Le catene si materializzano nella sua mente oramai incapace di razionalizzare; il mito di Prometeo si impossessa delle sue capacità e il suo accostarsi al Titano è delirante. L’Aquila si manifesta. Il dialogo che intraprende diventa un contraddittorio sulla natura, una strenua difesa del progresso attraverso grandi temi come la guerra, l’amore e la morte. Contemporaneamente all’Aquila si manifestano anche altre ombre; una coscienza vissuta, che attraverso il movimento concretizza i ricordi, le sensazioni provate, le paure, le gioie; le immagini-video, che appaiono improvvise, materializzano le connessioni imprevedibili della sua mente. “Prometeo e l’Aquila” sviluppa un tema intricato e mette a nudo tutte le angosce, le contraddizioni, le minacce presenti nella nostra contemporaneità.

“Io li formai: riflessivi, sovrani del loro intelletto…anche prima di me guardavano, ed era cieco guardare; udivano suoni e non era sentire, erano forme di sogni, la vita un esistere lento, un impasto opaco senza disegno, non sapevano di case inondate dal sole né il mestiere del legno. Era tutto un darsi da fare senza un lume di mente. Fu mia, a lor bene, l’idea del calcolo, primizia d’ingegno e fu mio il sistema di segni tracciati, Memoria del mondo. Non basta: io regolai le linee infinite dell’arte profetica e scelsi fra i sogni quelli destinati a farsi mondo reale, fui io a definire con termini netti…l’indole e le schermaglie di guerra e d’amore. Poche parole a dirti intero il concetto: fonte di tutte le scienze ai viventi è Prometeo.” (Eschilo)

  • Categoria: Teatro
  • Di: Piero Bevilacqua
  • Regia: Tuccio Guicciardini
  • Coreografia e danza: Patrizia de Bari
  • Con: Virginio Gazzolo, Angela Cardile
  • Musiche: Raffaele Brancati, Gennaro de Rosa, Luca Marino
  • Esecuzione musicale dal vivo: Gennaro de Rosa, Luca Marino
  • Video: Andrea Montagnani
  • Scenografia e luci: Loris Giancola
  • Costumi: Massimo Bevilacqua
  • Durata: 70’ minuti
  • Organizzazione: Francesca Costantini
  • Co-produzione: Compagnia Giardino Chiuso, Festival Magna Grecia Teatro
  • Con il sostegno di: Dipartimento dello Spettacolo - Regione Toscana