Produzioni | Il gigante

Il gigante

Il lavoro prende spunto dai racconti Il Gigante e Lettere a Luisa di Paola Capriolo inseriti nel libro La grande Eulalia, Feltrinelli (1988). I due racconti, pur distinti, sono strettamente connessi tra loro. Il Gigante è la storia di un prigioniero recluso da molti anni in una prigione costruita appositamente per lui vicino ad una brughiera lontana, al centro di un quadrato di terra battuta; non si rivela mai quale crimine abbia commesso. Nell’edificio arriva il nuovo capitano Eugenio che conduce la moglie Adele e il figlioletto Ottaviano a vivere in quella dimora isolata e fisicamente speculare alla contigua prigione. Il recluso è invisibile a tutti, anche al capitano. Soltanto l’immagine della sua ombra traspare grande dalla finestra insieme a quella del violino che egli suona. Adele, giovane donna di estrazione borghese, ama suonare il pianoforte. Un giorno dalla cella del prigioniero si ode una melodia di violino: é lui a suonare con insospettata sensibilità. Ben presto in Adele qualcosa cambia in modo repentino ed irreversibile: un entusiasmo attonito dapprima la incanta, poi l’avvinghia e la conduce verso una nuova, inebriante, mortale e orgasmica dimensione interiore. La donna catturata da quella musica, risponde con il suo pianoforte alla melodia del violino. In Lettere a Luisa, il gigante, oramai ridotto al solo ruolo di prigioniero, scrive alla donna delle lettere in cui rievoca la corrispondenza d’amorosi sensi tessuta tramite la musica intonata con Adele, alter ego di Luisa. L’immagine del prigioniero si tramuta infine in quella del ragno come ulteriore elemento di dualità. Un ragno che tesserà la propria tela invischiando Adele, allontanandola definitivamente dalla realtà contingente. La narrazione è scandita con il passare dei mesi e delle stagioni. Con la primavera inoltrata si aprono le finestre e le note del violino riecheggiano dalla prigione e giungono all’interno della casa del capitano: e la musica si leva alta. Con il sopraggiungere dell’autunno le finestre si chiudono, la musica si spegne così come Adele e il prigioniero; il richiudersi di quella finestra su spazi mai esplorati prima di allora frantuma l’equilibrio raggiunto. E la morte diviene soluzione ineludibile per entrambi i protagonisti. La loro vita cesserà, senza un motivo apparente, con lo spegnersi di quell’armonica sincronia di cui erano stati esecutori. La finestra si chiude. Il motivo dominante e ossessivo del racconto è la musica, ma anche l’annullamento del tempo e la negazione dello spazio, il tema del doppio, la metamorfosi, il mito. Lo spettacolo ripercorre i temi della dualità e delle precise simmetrie della vicenda. L’incontro tra i due protagonisti avviene esclusivamente attraverso la musica, l’elevazione ad uno stato “oltre” l’esistenza quotidiana si manifesta, fino al raggiungimento di quella dimensione armonicamente perfetta di un unisono “separato”. Lo scandagliamento interiore realizzato attraverso simmetrie e opposizioni, accompagnate dalle metamorfosi dei caratteri, conducono alla completa decostruzione dei personaggi: uomini e donne senza volto che agiscono nella vacuità del tempo e dello spazio. Tutto si confonde, tutto si vive, tutto si chiude con la chiusura della finestra.

  • Categoria: Teatro
  • Ispirato ai racconti: Il Gigante e Lettere a Luisa di Paola Capriolo
  • Coreografie: Patrizia de Bari
  • Drammaturgia: Tuccio Guicciardini
  • Interpreti: Melissa Cosseta, Leonardo Diana
  • Elementi scenici e video: Andrea Montagnani
  • Una Coproduzione: Compagnia Giardino Chiuso / Versiliadanza
  • Con il sostegno di: Regione Toscana / Patto per il Riassetto del Sistema Teatrale della Toscana, Ministero per i Beni e le Attività Culturali